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PER CONTATTARMI

Il "Bene del Bambino"

January 9, 2015

Condivido con voi la lettera che questa madre italiana ha scritto al presidente del Consiglio Matteo Renzi per denunciare la assurda situazione in cui si trovano moltissimi bambini figli di genitori di nazionalità diverse che da un momento all'altro vengono portati via dal proprio paese di nascita e privati della possibilità di vedere l'altro genitore. Una realtà straziante sia per i bambini che per il genitore che si trova privato improvvisamente del proprio figlio piombando in una situazione paradossale in cui la mancanza delle istituzioni pesa moltissimo.
Come membro della commissione Petizioni posso tristemente dire che questo problema é diffusissimo in tutta Europa, tanto da diventare una delle priorità della nostra commissione. 
Leggete la lettera e se vi va diffondetela.

 

Egregio Presidente del Consiglio dott. Matteo Renzi, 

inizio con un passo indietro, a quando Lei era sindaco di Firenze e aveva coraggiosamente preso posizione per la mia situazione nella quale, tra le mille “irregolarità”, il Tribunale per i Minorenni di Milano si “dimenticava” di autorizzarmi ad accedere al fascicolo nel vivo di un procedimento che ha infatti finito per aggiungere abusi agli abusi, pur di coprire gli illeciti già commessi a favore della controparte tedesca. Ovviamente mi prendo la responsabilità di queste affermazioni, che sono in grado di provare e documentare.
Adesso però non le scrivo per la mia situazione, ormai cristallizzatasi con la mia criminalizzazione e la deportazione definitiva dei miei figli, mandati a vivere nella totale incuria e annientati in quanto italiani. Le scrivo a proposito di altri casi, per esempio quello di Andrea Tonello e di sua figlia Chantal, di Sandra Fardella e di sua figlia Sara e di molti altri ancora di cui non sempre parlano i media, ma che conosco personalmente. Le scrivo per chiedere di impiegare gli stessi mezzi, lo stesso numero di uomini e soprattutto gli stessi importi di spesa usati per deportare i miei figli, nell’ordine di varie centinaia di migliaia di euro, pagati dal contribuente italiano, questa volta per riportare a casa Chantal e Sara e gli altri bambini italiani.
Come i miei figli, Chantal e Sara sono cittadine italiane, come i miei figli Chantal e Sara dovrebbero crescere bilingui e come tutti i bambini bilingui dovrebbero avere contatti costanti con entrambe le loro culture affinché sia favorita appieno la vivace intelligenza, la curiosità intellettiva e la capacità di apprendimento dei bambini che nascono da tali unioni. 

Perché scrivo adesso? Perché è Lei, sig. Presidente del Consiglio, che giustamente ci ricorda l’orgoglio di essere Italiani. 
Ma alle parole non corrispondono i fatti. Mai. 
I fatti ci confermano che in ogni unione binazionale, chi perde è il cittadino italiano, padre o madre che sia. 
Perdono dunque i bambini, perde il nostro Paese, la nostra lingua, la nostra cultura, i nostri valori. E perde anche la nostra economia che – sbagliando -  non si preoccupa di chi e come domani pagherà le pensioni. Eppure è così semplice: un paese senza bambini è un paese senza futuro.
Di questo sono ben coscienti i paesi di lingua tedesca che hanno predisposto un apparato amministrativo e giudiziario al fine di trattenere tutti i bambini in Germania (tedeschi, binazionali, stranieri), in modo apparentemente legale. Persino la ratifica tedesca della Convenzione dell’Aja del 1980 è diametralmente opposta alla nostra (http://jugendamt0.blogspot.it/2014/08/camera-dei-deputati-proposta-di-legge.html), pur essendo la ratifica della stessa convenzione. 

Nei casi con la Germania (e l’Austria), il genitore vittima di discriminazione e di ingiustizie, finisce per diventare, nella realtà processuale, il carnefice.Gli stessi tribunali italiani, che recepiscono pedissequamente persino i falsi in provenienza d’Oltralpe (conferma della falsificazione tedesca accertata dalla Procura), finiscono inevitabilmente per criminalizzare e perseguire il genitore italiano, come loro richiesto dalle autorità di Angela Merkel.

Nei casi con gli altri paesi, il genitore italiano riesce invece ad ottenere provvedimenti e decisioni giuridiche a suo favore, a volte riesce ad ottenere ragione persino nello stato estero, ma di tutte queste ragioni non può che farsene un bel quadretto, appenderlo alla parete e dimenticarsi di suo figlio o sua figlia. Questo – anche Lei non potrà che concordare – non è possibile.
Alcuni genitori impazziscono dal dolore, altri iniziano ad insultare tutti quanti, altri ancora, come Andrea Tonello (http://www.missingchantal.it) o Sandra Fardella (petizione per Sara), non demordono e partono, partono per il paese nel quale sanno che si trova la propria creatura. Ma sono infinitamente e vergognosamente soli.
Sandra Fardella si trova ancora in Egitto per cercare di riportare a casa sua figlia, affidatale dai tribunali sia italiani che egiziani; ma è in quel paese da ormai cinque anni, lontana da quell’Italia che tutti riconoscono essere il luogo in cui dovrebbe crescere. Le autorità italiane hanno promesso alla signora il loro appoggio, le hanno chiesto di avere solo un po’ di pazienza. Sono passati cinque anni. Assolutamente normale da un punto di vista burocratico o delle buone relazioni diplomatiche, ma inaccettabile per un genitore che ama la sua creatura più di se stesso, inammissibile per uno Stato che va così perdendo la propria dignità. A volte, battere i pugni sul tavolo per difendere i propri connazionali può essere propedeutico ad accordi amichevoli anziché scatenare una guerra.

Su di un diverso ma identico fronte, Andrea Tonello, anch’egli affidatario della sua piccola per i tribunali sia italiani che ungheresi, parte continuamente per l’Ungheria, stampa e distribuisce personalmente dei volantini per favorire il ritrovamento di sua figlia. In tutto questo, la Farnesina “segue da vicino e con attenzione la vicenda”. 
Mi scusi, egregio Presidente del Consiglio, ma non ci crede più nessuno.
Anche la mia vicenda era “seguita con attenzione” e con la stessa attenzione il tribunale per i minorenni di Milano ha omesso di ottemperare al suo proprio decreto. Con la stessa attenzione, uomini della squadra mobile di Milano sono stati mandati in Slovenia (cit. dalla deposizione giurata di uno dei poliziotti coinvolti), in violazione delle convenzioni internazionali sui diritti e la tutela dei minori.

Con la stessa “attenzione” - che per questi genitori ha il retrogusto della sottomissione - le nostre autorità in Austria si sottomettono al volere della madre austriaca rapitrice di due bambini nati e cresciuti in Italia, Elena e Daniele, ma che l’Austria non pensa assolutamente di restituire (petizione basta bambini tenuti in ostaggio in Germania e Austria). Cosa diciamo al loro padre italiano, di farsi un quadretto della sentenza, di avere pazienza e che prima o poi i figli saranno maggiorenni e dopo il lavaggio del cervello degli psicologi austriaci disprezzeranno la parte italiana della loro persona?

Ecco perché le sto scrivendo, per chiederle di mandare gli stessi uomini in Ungheria a prendere Chantal. In questo caso non dovrebbero neppure passare la frontiera di nascosto, ma richiedere ufficialmente il permesso per affiancare la polizia ungherese nelle azioni di ricerca. Le chiedo di mandare gli stessi uomini in Egitto a riprendere la piccola Sara che probabilmente ha ormai dimenticato la sua lingua madre, ma che una madre italiana ha messo al mondo a rischio della propria vita, quella stessa vita che sta ora rimettendo in gioco pur di riportare a casa sua figlia. Questa donna, egregio Presidente del Consiglio, è in Egitto da mesi, è completamente sola e le dichiarazioni di impegno e attenzione alla vicenda non le hanno ancora ridato sua figlia.
Quegli stessi uomini potrebbero anche andare in Austria ed eseguire il decreto di rimpatrio di Elena e Daniele; in questo caso di nascosto dalla polizia austriaca, così come per deportare i miei figli sono andati in Slovenia di nascosto dalla polizia slovena.

Egregio Presidente, 
con queste parole che possono purtroppo apparire polemiche, Le sto invece illustrando le sensazioni che pervadono gli Italiani di ogni colore politico e anche apartitici, padri, madri e nonni che vedono i propri figli e nipoti come agnelli immolati sull’altare delle buone relazioni diplomatiche, strappati ai loro affetti e consegnati o lasciati in mani straniere. E’ questa sottomissione insensata, è questa mancanza d’impegno per i nostri figli che finisce per rendere intolleranti masse sempre più ampie di cittadini. E’ lo status di Italiano, discriminato all’estero perché Italiano e in Italia perché Italiano con controparte straniera, che porta i genitori responsabili a sostituirsi alle Istituzioni nella tutela del figlio, perché fatta solo a parole e senza neppure troppa convinzione. 
E’ quello che ho fatto io, eseguendo un decreto di cassazione che nessuno aveva l’ardire di mettere in pratica; ho creduto nella Giustizia e ho rivendicato in tribunale le nostre ragioni, anziché fuggire. Il risultato è stato ciò che ho descritto all’inizio, quando lei stesso ha speso parole di sostegno per me. Eppure sono stata condannata. Ho pagato. Ma chi sta pagando ancor più sono i miei figli, Leonardo e Nicolò, la cui parte italiana è stata vilipesa, cancellata, uccisa ormai da quattro anni.
E’ dunque per tutti gli altri bambini italiani che torno a chiederle di impiegare per il loro rimpatrio gli stessi mezzi, lo stesso numero di uomini e soprattutto gli stessi importi di spesa usati per deportare i miei figli. 
Non lasci che parole prive d’effetto e “attenzioni” svogliate e sottomesse uccidano l’italianità di altri bambini che si chiamano Chantal, Sara, Elena, Daniele … Sono migliaia (e non le poche centinaia registrate come sottrazioni dalla nostra Autorità Centrale!) e sono, oltre che detentori di diritti binazionali, oltre che la ragione di vita dei loro genitori, una parte importante del futuro del nostro Paese.

La ringrazio per l’attenzione
Dott.ssa Marinella Colombo
Giornalista della European Press Federation

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