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ACQUA:

PULITA E SICURA PER TUTTI?

Dopo circa 20 anni, a inizio 2018 la Commissione europea ha presentato una proposta per aggiornare la Direttiva Acqua Potabile, un importante pilastro della legislazione europea che mira a tutelare la qualità dell'acqua che beviamo tutti noi cittadini in Europa.

Nella proposta non compaiono solo nuove disposizioni sulla valutazione del rischio e sui nuovi limiti dei parametri chimici e biologici da rispettare, ma si introduce un nuovo articolo (art. 13) che mira a garantire a tutti l'accesso all'acqua, pulita e sicura.

Per la prima volta in assoluto, la Commissione europea risponde alle richieste dei firmatari dell'ICE Iniziativa dei Cittadini Europei "Right To Water" (i.e. 1,9 milioni di europei) che invocavano norme UE per imporre ai governi di garantire un accesso sufficiente all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari per tutti.

Il Parlamento europeo si era fatto sentire nel 2014 con una sua relazione di iniziativa (non vincolante) in cui esprimeva sostegno ai firmatari dell'ICE e chiedeva 1) che le istituzioni UE e gli Stati membri garantissero a tutti il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari e che intensificassero il proprio impegno in tal senso; 2) che la fornitura di acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non fossero soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici fossero esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione.

 

Pertanto, con una proposta da parte della Commissione europea così ambiziosa l'Europa aveva davanti a se una grande opportunità per 

tutelare pienamente il #diritto all'acqua e proteggere la #salute dei cittadini. Purtroppo però si è sprecata una grande occasione.

Ho lavorato a questa relazione come co-relatrice per il Movimento 5 Stelle in Commissione Ambiente. Il risultato a cui siamo giunti non è soddisfacente per varie ragioni.

Sull’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, malgrado l’ampliamento della lista delle misure per che potranno essere adottate per potenziarlo, ottenuto anche grazie all’approvazione dei nostri emendamenti, la relazione non dà garanzie sufficienti sulle azioni che gli Stati membri effettivamente adotteranno per garantirlo. Credo perciò che il Parlamento abbia risposto solo parzialmente alla ICE “Right2Water”.

Rispetto alla qualità dell’acqua potabile sono contenta che sia stato salvaguardato l’impianto proposto dalla Commissione, che disciplina precauzionalmente alcuni interferenti endocrini e fissa valori di conformità anche più stringenti di quelli raccomandati dall’OMS.

Bene anche aver mantenuto le microplastiche e lo sviluppo di requisiti igienici minimi per i materiali a contatto con l'acqua nell’ambito di applicazione di questa direttiva.

Tuttavia sulle PFAS è stato compiuto un grave passo indietro: prevedendo valori di conformità meno stringenti di quelli approvati in Commissione Ambiente e introducendo una differenziazione pericolosa tra sostanze a catena lunga e a catena corta, per regolamentare solo le prime, il Parlamento non risponde alle esigenze di tutela della salute delle zone contaminate in Veneto.

Qui sotto trovate alcuni post di approfondimento in cui vi racconto in dettaglio quanto successo.

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