A WOMEN 2027 PER PARLARE DI POLITICHE EUROPEE E PARITA’ DI GENERE

Ho accettato con enorme piacere l’invito a partecipare, per il secondo anno consecutivo, a WOMEN 2027, evento imprenditoriale organizzato dall’Associazione Donne Si Fa Storia’, perché il dibattito sull’identità economica della donna e sulla necessità di politiche a sostegno della parità di genere è in questi giorni più che mai di drammatica attualità.

Impegnarsi nel supporto alle politiche che favoriscono l’identità economica delle donne significa anche agire sulla tenuta del nostro sistema democratico, perché la sotto rappresentazione delle donne nel mercato del lavoro determina anche una disparità di partecipazione al processo decisionale.


Ribadisco la necessità per Unione europea e Stati membri di agire congiuntamente e concretamente per garantire parità di retribuzione, un principio spesso inapplicato, sebbene sancito dalla legge italiana e tutelato anche dai Trattati dell’Unione europea.


È fondamentale assicurare medesime opportunità imprenditoriali alle donne, agevolando le condizioni che favoriscono l’inserimento femminile nei ruoli apicali delle imprese.

Ecco perché stiamo lavorando con grande impegno affinché la Direttiva Women on boards, che stabilisce che le donne debbano coprire almeno il 40% dei posti nei consigli di amministrazione delle imprese del settore pubblico e privato, da anni bloccata in Consiglio, venga finalmente approvata. E ancora, nel nostro Paese bisogna fare ancora molto per una corretta applicazione della Direttiva sull’equilibrio tra lavoro e vita privata, approvata nel 2017 nell’ambito del pilastro europeo dei diritti sociali, che introduce norme per i congedi parentali, di paternità, di assistenza e il ricorso a modalità di lavoro flessibili.

Voglio sottolineare che le donne sono tra le categorie più colpite dagli effetti economici della pandemia, è pertanto necessario che una parte dei 209 miliardi del Next Generation UE che arriveranno all’Italia venga usata per incentivare il lavoro femminile, soprattutto se consideriamo le lavoratrici madri, sulle quali è ricaduta la gestione della didattica a distanza. Ecco perché le azioni di sostegno all’imprenditoria femminile previste dal PNRR devono essere accompagnate a rigorose riforme strutturali, ad esempio ad una adeguata riforma fiscale in favore delle donne. Noi dei Verdi europei abbiamo lottato con forza per includere misure vincolanti nell’utilizzo dei fondi del PNRR attraverso un meccanismo di Valutazione dell’impatto dei Genere e, sebbene queste misure non siano state approvate, continueremo con immutato impegno ad operare affinché l’utilizzo dei fondi sia di supporto reale ad una effettiva parità di genere. Infine, è necessario rimuovere le disuguaglianze di genere nel settore della digitalizzazione (secondo dati della Commissione le studentesse rappresentano solo il 17% di tutti gli studenti nelle materie relative alla digitalizzazione), come previsto anche dalla Raccomandazione del Parlamento europeo Closing the digital gender gap, che ha chiesto finanziamenti mirati per affrontare il divario retributivo e sostenere programmi che consentano la partecipazione delle donne nel campo STEM. Colmare il divario digitale di genere, infatti, garantendo un’effettiva partecipazione delle donne all'economia digitale, significa non solo ridurre la disparità di genere nel suo insieme, ma anche creare un sistema economico più competitivo e qualificato, soprattutto in vista della imminente transazione verso un’economia circolare, un settore nel quale le donne hanno dimostrato con eccellenti esempi virtuosi di poter dare un contributo imprescindibile in termini di idee e di progettualità.


Il compito del Parlamento europeo sarà quello di vigilare, monitorare e incidere sul corretto utilizzo dei fondi e sulla coerenza tra gli obiettivi delineati e le strategie messe in campo per realizzarli. Siamo di fronte ad un’opportunità irripetibile che dobbiamo sfruttare al meglio, anche per colmare quel gap di genere che rappresenta un fardello pesantissimo per la nostra società e per la nostra economia.

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