CINGOLANI E LA GRANDE BUGIA



Da quando si è insediato al Mite ha trasformato il dicastero in un avamposto per demolire le politiche verdi e usa il nucleare come strumento di distrazione comunicativa.

La Camera incredibilmente ha bocciato la risoluzione a firma della deputata del gruppo misto, Rossella Muroni, che impegnava il governo a dire no all’inserimento del nucleare e del gas nella tassonomia verde dell’Unione europea. Hanno respinto la richiesta anche il Partito democratico e il Movimento 5 stelle. Le forze di centrosinistra, in primis il partito di Enrico Letta, dovrebbero opporsi alla politica energetica del ministero della Transizione ecologica e sostenere il modello proposto dal governo della Germania che punta a produrre l’80 per cento di energia da rinnovabili entro il 2030. Oggi, invece, è arrivato un segnale estremante preoccupante. Distruggere la transizione Il ministro della “Transizione nucleare” Roberto Cingolani, da quando si è insediato, ha trasformato il suo ministero in un avamposto per demolire le politiche sulla transizione ecologica, un giorno parlando di bagno di sangue, un altro facendo la guerra all’auto elettrica e al piano verde Ue Fit for 55 e infine riaprendo in Italia il dibattito sull’energia nucleare da fissione che democraticamente fu bocciato con il voto degli italiani nel 1987 e nel 2011 con due referendum popolari. Cingolani ha lanciato gli small modular reactor, reattori a fissione nucleare più piccoli rispetto a quelli convenzionali, come soluzione al problema energetico e come risposta alla crisi climatica. E sostiene che il nucleare non emetta CO2. In un incontro con gli studenti del 13 dicembre scorso, ha poi affermato che il digitale è responsabile del 4 per cento delle emissioni di anidride carbonica complessive. Due affermazioni false e incredibili se consideriamo che Cingolani si è presentato come uno scienziato prestato alla politica. Non è vero che il nucleare non emette CO2: secondo l’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ne emette 110g per kilowattora. E non è vero quello che sostiene sul digitale, secondo i ricercatori della rivista scientifica Patterns, le emissioni si aggirano tra l’1,8 e il 2,8 per cento. Il ministro parla di nucleare e gas mentre le aste sulle energie rinnovabili vanno deserte perché gli investitori non hanno certezze sui tempi di realizzazione degli impianti e il governo sblocca quelli eolici per soli 0,35 gigawatt quando, per raggiungere gli obiettivi dell’U nione europea entro il 2030, si dovrebbero installare almeno sette Gw all’anno di rinnovabili. La strategia del ministro, in questi mesi, è stata quella di usare il nucleare come strumento di distrazione comunicativa per riuscire a inserire, d’intesa con il governo francese, il gas in cambio del nucleare nella tassonomia verde Ue. Questa stabilirà quali sono le energie sostenibili e conseguentemente quelle che potranno essere finanziate sia dal pubblico sia dai fondi privati per accedere agli incentivi e ai contributi del Green deal. Il parlamento tace L’azione del ministro Cingolani, che ha portato l’Italia a dire sì all’introduzione delle due fonti energetiche nella tassonomia, è avvenuta senza alcun mandato parlamentare e, soprattutto, senza alcuna opposizione nel parlamento. L’attacco alle rinnovabili nel nostro paese è forte e avviene proprio perché sono economicamente competitive e meno care di gas e nucleare. Secondo la banca finanziaria Lazard «produrre un kWh di energia elettrica con il fotovoltaico costa 3,7 centesimi di dollaro e con l’eolico 4,0, il carbone costa 11,2 centesimi per un kWh e il nucleare 16,3». La società Électricité de France (EdF) e il governo inglese nel 2012 hanno chiuso un’intesa sul prezzo dell’energia nucleare che verrà prodotta dalla centrale di Hinkley Pinot, situata presso la città di Bridgwater, pari a 120 euro milliwattora che verrà riconosciuto per i prossimi 35 anni, mentre il costo della centrale è arrivata a raggiungere i 22 miliardi di euro. Alcuni giorni fa l’asta sul fotovoltaico ha assegnato in Portogallo un prezzo record di 14,76 euro Mwh. Dal 2007 in Francia vanno avanti i lavori per la costruzione della centrale nucleare a Flamanville, un sito di III generazione (Epr). In 14 anni si è passata da un costo iniziale di tre miliardi di euro a sfiorare la cifra da capogiro di 20 miliardo. Un incremento che ha portato la Corte dei conti francese, con una dura relazione, a mettere sotto accusa la filiera delle centrali Epr nel paese. Il nucleare rimane fuori dalle regole di mercato e della liberalizzazione della produzione di energia perché sopravvive grazie agli imponenti finanziamenti pubblici. In Italia, il problema si chiama Roberto Cingolani, in quanto le sue politiche sulla transizione ecologica appaiono guidate più dagli interessi strategici dell’Eni e non da quelli del paese, ovvero attuare politiche sul clima socialmente giuste, per modernizzare l’Italia e creare nuova occupazione. Per questo motivo abbiamo lanciato una petizione per chiedere le dimissioni del ministro.



Categorie
Archivio