LUCI ED OMBRE PER LA NUOVA DIRETTIVA SULL’ACQUA POTABILE


Comunicato stampa

Bruxelles, 15 Dicembre 2020


La Direttiva sull’acqua potabile approvata dall’Unione europea presenta a mio avviso luci ed ombre” - così l’eurodeputata dei Verdi europei sul testo approvato. “Sono innegabili i passi in avanti compiuti rispetto ad una legislazione vigente che risale a venti anni fa e che andava urgentemente aggiornata. Per la prima volta gli Stati Membri dovranno monitorare la presenza di interferenti endocrini, farmaci e microplastiche nell’acqua. Vengono, inoltre, abbassati i limiti consentiti per la presenza di PFAS ed altre sostanze pericolose. Altro aspetto positivo risiede nelle maggiori garanzie per i consumatori circa il diritto ad essere informati sul trattamento, il prezzo e la qualità dell’acqua.

Al contempo - continua Eleonora Evi - non possono essere taciuti i limiti della nuova Direttiva, soprattutto per quanto riguarda la piena attuazione delle richieste dei cittadini europei i quali otto anni fa, con l’iniziativa Right2Water, avevano raccolto ben 1,6 milioni di firme per chiedere all’Europa di garantire un accesso all’acqua universale. Un diritto che la Direttiva riduce ad un generico scopo di miglioramento dell’accesso all’acqua”.

Pertanto il testo approvato non riflette la piena applicazione del diritto umano all’acqua e ai servizi sanitari come sancito dall’Assemblea Generale dell’ONU con la Risoluzione 64/292 del 28 luglio 2010.

Ancora - prosegue l’eurodeputata - non concordo con la possibilità di concedere agli Stati Membri autonomia decisionale sull’applicazione di alcune misure che, a mio parere, andavano rese obbligatorie. Fra queste, la distribuzione gratuita o a basso costo dell’acqua in ristoranti e mense e la garanzia dell’erogazione del minimo quantitativo vitale, come raccomandato dall’OMS, anche per le popolazioni più vulnerabili o marginalizzate. In questo modo si rende incerta l’applicazione della Direttiva e quindi la piena garanzia di un accesso universale all’acqua, così come manca una efficace promozione del consumo di acqua dal rubinetto per ridurre il consumo di plastica. Inoltre, mi auguro che nei prossimi tre anni la Commissione renda più stringente il limite delle sostanze ammesse, perché reputo molto grave che questo attualmente riguardi solo 20 dei 4700 PFAS in lista. Avrei voluto che questa Direttiva proibisse il taglio degli allacci idrici, così come l’esclusione delle forniture e della gestione delle risorse idriche dalle liberalizzazioni e dai trattati sul commercio e gli investimenti” - conclude l’eurodeputata dei Greens.

Dunque, molto è stato fatto, ma tanto resta da fare, affinché l’accesso gratuito all’acqua si configuri a pieno titolo come un bene comune e un Diritto Umano garantito in tutta l’Unione europea.

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