SESSANT’ANNI PER LA PARITA’ DI GENERE? TROPPO TEMPO!


Secondo l’EIGE (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) occorrono ancora sessant’anni perché ci sia una reale parità di genere. Troppo tempo, se si pensa che ogni anno nell'UE si contano circa 3500 femminicidi, che le donne sono sottorappresentate nelle posizioni decisionali e che, otto anni dopo la sua approvazione, la Convenzione di Istanbul contro la violenza di genere non è ancora stata ratificata da tutti gli Stati membri, né dall'UE.

Un discorso annoso, ma le parole non bastano. Per questo continuo a profondere le mie energie affinché i cambiamenti siano fattivi e immediati.

Ho, infatti, cofirmato un’interrogazione parlamentare sulla mancanza di parità di genere relativamente alle posizioni di vertice dell’EEAS (Servizio europeo per l’azione esterna). Nonostante il piano d’azione prevedesse, infatti, che le donne occupassero il 50% dei ruoli dirigenziali, ad oggi le quattro posizioni di vertice sono tutte rappresentate da uomini.

Ancora, durante la scorsa plenaria ho votato convintamente a favore dell’istituzione di un organismo del Consiglio dedicato alla gender equality. Lo ritengo quanto mai necessario per consentire ai ministri responsabili di incontrarsi ed operare regolarmente, favorendo lo scambio di buone prassi e di esperienze comuni, riducendo i divari tra gli Stati membri per quanto attiene alla tutela dei diritti delle donne, particolarmente esposte al devastante impatto dell’attuale pandemia.

Il diritto alla parità di trattamento e alla non discriminazione sancito dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali ha ripercussioni fondamentali su ogni ambito del nostro vivere quotidiano perché possa restare solo sulla carta.

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