SILENZIO ASSORDANTE SU ASSANGE



È fuori da ogni comprensibile logica il silenzio assordante sul caso Assange.

Ho sostenuto con convinzione l’emendamento che riafferma la detenzione e il procedimento penale nei confronti di Julian Assange come un pericoloso precedente per i giornalisti e che pertanto chiedeva di vietare la sua estradizione negli Stati Uniti e domandava il tempestivo rilascio del giornalista, così come raccomandato dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nella sua risoluzione del 28 gennaio 2020 sulle minacce alla libertà dei media e alla sicurezza dei giornalisti in Europa.

Purtroppo, e aggiungo scandalosamente, l’emendamento è stato bocciato. Ignorare il caso Assange significa esercitare un’azione punitiva nei confronti del giornalismo indipendente, pilastro fondamentale dell’informazione pluralistica.

Non possiamo farci sostenitori della libertà di espressione, ignorando quella che è una gravissima violazione, non solo del diritto all’informazione, ma anche dei diritti umani, visto che Assange è rinchiuso da due anni e mezzo in una cella di massima sicurezza, in precarie condizioni di salute, in attesa che si concluda il processo di estradizione intentato dagli Stati Uniti, dove rischia 175 anni di carcere. E questo solo per aver avuto il coraggio di rendere pubblici migliaia di documenti militari secretati sulla guerra in Afghanistan, dai quali emergono particolari agghiaccianti.

Continuerò a chiedere a gran voce il rilascio di Assange, perché il processo nei suoi confronti è un processo all’intera libertà di espressione delle nostre democrazie.

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