LA MIA INTERVISTA CON L'ESPRESSO: NON SAREMO LA STAMPELLA DELLA SINISTRA



Milano si è trasformata questa settimana nella culla verde d'Europa tra l'iniziativa dello Youth4Climate, che ha riunito tutti i protagonisti della spinta alla rivoluzione verde, da Greta Thunberg in giù, la riunione dell'European Ideas Lab che include cittadini, deputati e eurodeputati verdi, e la pre-Cop in preparazione per la Cop (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) di Glasgow. Ne ho parlato con Eleonora Evi, ex 5Stelle, eurodeputata verde e oggi nuova co-leader dei Verdi italiani. «Questo European ideas lab è un momento d'incontro con i Greens e il partito verde europeo a Milano in occasione dell'avvio dei lavori della pre-Cop. È un momento per ascoltare la società civile e favorire il dialogo, e di riflessione su come influenzare le politiche a tutti i livelli. E ce n'è grande bisogno considerate le ultime parole del ministro per la Transizione Cingolani, che ha chiesto ai giovani non solo di protestare ma anche di trovare soluzioni. Ma davvero gli adulti che hanno creato il problema si aspettano adesso che i giovani tolgano loro le castagne dal fuoco?». Quali solo le soluzioni che voi Verdi promuovete? «L'abbandono dei fossili, una spinta importante sulle energie rinnovabili, la riduzione del consumo di carne, un'agricoltura biologica, più verde nelle città: ecco alcune soluzioni. E invece Cingolani ha omesso di dire a Greta che l'Italia va da un'altra parte. Nel Pnrr ci sono solo briciole per il trasporto pubblico, che dovrebbe essere una priorità. L'Italia vuole spingere per gli impianti di stoccaggio e cattura della Co2 per aiutare Eni a estrarre idrocarburi. Il governo ha perfino concesso nuove autorizzazioni all'estrazione dei fossili in giro per l'Italia». Dove sbaglia il ministro Cingolani? «Ha definito la transizione ecologica un bagno di sangue, dimostrando l'inadeguatezza nel governare un processo sicuramente complesso. Non si può portare avanti una narrazione del terrore. Una transizione guidata può portare novità anche sul piano lavorativo e occupazionale. Invece abbiamo zero risorse sull'infrastruttura idrica, che perde il 40 per cento d'acqua a livello nazionale: sprechiamo una risorsa preziosa con i periodi di siccità che abbiamo davanti. Dall'altro lato abbiamo infrazioni europee in corso di lunga data perché, soprattutto al sud, manca la depurazione delle acque. Insomma in materia d'acqua l'Italia è bocciata. E poi abbiamo poche rinnovabili e investiamo tanto sull'idrogeno senza assicurare che sia rinnovabile. E quindi è una scusa per portare avanti il settore del gas. Noi vorremo l'idrogeno verde, prodotto con le energie rinnovabili». Ma il Piano per la transizione ecologica? «Draghi dice che stiamo stiamo impostando nuovi obiettivi per le rinnovabili, indispensabili per la neutralità climatica nel 2050 ma ancora dobbiamo vedere trasformarsi le parole in azioni. Con il piano della Commissione “Fit for 55”, che comprende 14 proposte legislative che includono le rinnovabili, anche l'Italia si appresta allo sforzo ma il darsi obbiettivi più alti non si traduce in azioni concrete. Noi come Verdi ci siamo battendo per arrivare al 100 per cento di energie rinnovabili nel 2040 (ndr: la data della legge europea sul Clima è il 2050), un obiettivo tecnologicamente ed economicamente fattibile. È questione di volontà politica». Parliamo del come: l'Italia sta facendo molto in termini di messa in efficienza degli edifici, ad esempio... «La ricetta dei verdi è l'efficienza energetica, un tema che viene spesso dimenticato. Con gli incentivi del 110 per cento, sulla ristrutturazione degli edifici siamo avanti ma ci sono sbavature: finanziamo il cambio di caldaia a gas quando oggi abbiamo pompe di calore per riscaldamento domestico con allaccio all'impianto elettrico o, meglio, all'impianto fotovoltaico».09:34 Il tema in questi giorni, tra l'altro temuto da tempo da tutte le forze politiche, è il rincaro della bolletta energetica... «L'aumento del costo della Co2 è giusto. Il problema è a chi lo fai pagare. Se le aziende riversano i rincari sulle bollette non stiamo facendo la cosa giusta. Devono essere le aziende, che per anni hanno fatto ampi profitti perfino con il sistema degli ETS (compravendita di diritti ad inquinare) a pagare e non le fasce deboli della popolazione. Basta guardare all'esempio della Spagna che ha calmierato i prezzi e fa pagare i costi maggiori alle imprese». Cosa si aspetta dalla COP di Glasgow a novembre? «Come ha detto Greta, basta con il “blablabla”. Finora sono state poche le azioni incisive. Ora mi aspetto che si vada oltre gli accordi di Parigi per darci una traiettoria più concreta. Ad esempio,m l'Italia ha indicato che uscirà dal carbone nel 2025 però continua a dare 19 miliardi di euro in sussidi alle fonti fossili. E anche a livello europeo, nonostante la legge Clima, non siamo riusciti ancora ad eliminare i sussidi ai fossili perché manca una mappatura complessiva di questi sussidi. Rischiamo un circolo vizioso». E poi? «Io ho messo sul tavolo un'iniziativa concreata. Iniziamo a cambiare la nostra dieta e passiamo ad un'alimentazione principale a base di piante. Sarebbe un messaggio importante soprattutto adesso che sta per essere approvata in via definitiva una Politica agricola comune devastante, con l'appoggio di quasi tutti i socialisti europei, che sostiene l'attuale modello agricolo di sfruttamento del territorio». Come sta andando il progetto di allargamento del partito dei Verdi italiano? Avete ritirato il simbolo parlamentare alla componente di Facciamo Eco di Rossella Muroni: non certo un segnale di inclusione... «I Verdi italiani hanno fatto il passaggio a Europa Verde e molte piccole realtà ecologiste hanno aderito. I Verdi avevano proposto di partire da Europa Verde e andare avanti insieme con tutti ed erano disposti a lasciare il 50 per cento della governance di Europa verde ad altri soggetti. Ma questa proposta non è stata apprezzata. In più con facciamo Eco è nata la questione dell'appoggio al governo: noi Verdi abbiamo scelto di stare all'opposizione e loro no. Infine non hanno voluto lavorare insieme per le amministrative. È stato un gesto di sfida: anziché collaborare si è voluto spezzare. Mi auguro che il processo possa riprendere dopo le amministrative». Ma i Verdi hanno una chiara identità politica? Non è che la fluidità identitaria ha giocato contro, ad esempio, nelle elezioni tedesche? «Annalena Baerbock è stata massacrata per i suoi errori durante la campagna ma i verdi avranno comunque un ruolo di governo e ci faranno da volano. Noi ragioniamo con il campo dei progressisti ma siamo aperti a tutti se ci incontriamo sulle questioni. Ad esempio a Torino stiamo coi 5Stelle perché Stefano Lo Russo ha detto che della transizione non gliene frega nulla ma gli interessa solo difendere posti di lavoro. Stiamo nel campo progressista ma non saremo mai la stampella del PD: dobbiamo lavorare sulla nostra identità».


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