POSIZIONI CORAGGIOSE E CHIUSURA A FONTI FOSSILI I PUNTI FERMI PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

Il PNRR è un’occasione unica per riavviare l’economia dopo la terribile pandemia che ha colpito tutto il mondo, ma è necessario che il rilancio vada nella giusta direzione, abbandonando la logica dell’economia lineare basata sullo sfruttamento delle risorse per transitare verso un’economia circolare basata sul recupero e il riuso delle stesse, visto che al momento stiamo utilizzando la quantità di risorse per l’equivalente di tre pianeti.

L’economia circolare conviene al nostro Paese non solo in termini ambientali, ma anche in termini economici e di occupazione. Secondo i dati della Commissione europea, infatti, questo modello avrebbe la potenzialità di aumentare il PIL dell'UE di un ulteriore 0,5 % e di creare circa 700 000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.

Detto ciò, il primo indispensabile passo da compiere è l’abolizione di tutti i sussidi dannosi all’ambiente, in primis quelli destinati alle fonti fossili. Fin quando non indirizziamo questi fondi verso attività veramente sostenibili, non sarà mai concretamente realizzato un efficace sistema di economia circolare.

Per questo mi rammarica constatare che nel Decreto Milleproroghe non si è tenuto fermo il punto sullo stop alle trivelle. E c’è di più: se nei prossimi mesi non verrà pubblicato il PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) per l’individuazione delle aree idonee alle trivellazioni - che l'Italia avrebbe dovuto adottare entro il 2020 secondo quanto aveva indicato alla Commissione europea - si darà di fatto il via libero alle trivelle.

Una prospettiva tanto più incomprensibile, quanto più si pensa che la bozza iniziale del decreto prevedeva che dal 1 gennaio 2021 non si potessero più rilasciare nuovi permessi di prospezione o di ricerca, ovvero nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi su tutto il territorio nazionale, dando così un segnale fortissimo per lo sviluppo delle rinnovabili on e offshore.

Ci sono ritardi che non sono ammissibili se si valutano i danni che ne conseguono. Mi riferisco al fatto che il cosiddetto Decreto Semplificazioni del 2018 sospendeva i permessi per la ricerca degli idrocarburi nei nostri mari per soli 24 mesi, in attesa dell'adozione del PiTESAI. Un piano di cui ad oggi, dopo ben due anni di tempo per realizzarlo, non c’è traccia, nonostante gli impegni assunti in sede UE nel quadro del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC).

Sulle politiche ambientali l’Italia sembra connotarsi come un Giano bifronte che da una parte lancia proclami sulla necessità di abbandonare le fonti fossili, dall’altra cede alle pressioni delle lobby del settore, facendoci tornare indietro di anni, in termini di prospettive e opportunità.

A questo si aggiungono altre preoccupazioni: il Piano Energia e Clima conferisce un peso importante al gas nelle politiche energetiche dei prossimi anni; rimangono forti dubbi sul rispetto del 2025 come data ultima di fuoriuscita dal carbone, visto che è condizionato alla realizzazione delle infrastrutture per sostituirlo; infine, come rileva il dossier di Legambiente dello scorso dicembre, in Italia nell’ultimo anno i sussidi dannosi per l’ambiente sono addirittura aumentati.

Pur segnalando la necessità di rivedere il PNIEC alla luce dei nuovi obiettivi climatici europei, la bozza del PNRR rimane fonte di allarme nella misura in cui delinea forti investimenti nella filiera dell’idrogeno, senza specificare che dovrebbe essere promosso l’idrogeno verde proveniente da fonti rinnovabili e non quello legato al gas.

Pertanto, se non assumiamo posizioni coraggiose e di chiusura definitiva con il gas e altre fonti fossili, avremo perso un’occasione unica per traghettare il nostro Paese verso un’economia circolare in grado di garantire ai cittadini un ambiente privo di sostanze tossiche, standard specifici sulla performance ambientale di tutti i prodotti introdotti nel mercato UE, un’etichettatura che fornisca informazioni corrette e trasparenti ai consumatori, un passaporto per i prodotti digitali che dia informazioni sulla durata, il riutilizzo, la riparabilità e l’eventuale presenza di materiali e sostanze chimiche.

Proprio di recente, infatti, in commissione ambiente al Parlamento europeo è stata adottata la Risoluzione sul Piano d’Azione sull’economia circolare, un testo che, grazie ad alcuni miei emendamenti, si focalizza soprattutto sulla prevenzione e la riduzione, chiedendo alla Commissione obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti, dell’impronta dei materiali e dei consumi entro il 2030.

I punti fermi di una transizione verso l’economia circolare richiedono approvvigionamento etico dei materiali, requisiti legali minimi sulla prestazione ambientale degli edifici, creazione di un mercato europeo per materie prime secondarie di alta qualità e non tossiche, eliminazione della microplastica intenzionalmente aggiunta, l’abbandono definitivo della pratica dell’incenerimento dei rifiuti.

Sono obiettivi ambiziosi, per questo non possiamo permetterci tentennamenti e passi indietro. Il PNRR, pertanto, deve mantenere salde le posizioni in favore dell’ambiente, non destinare altrove le risorse indirizzate ai progetti green e puntare con fermezza sulle energie rinnovabili per rendere possibile una transizione ecologica reale e non solo di facciata.

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